CARLO URBANI, IL MEDICO – TESTIMONE

March 26, 2020

 

  

 

                

 

“Oggi più che mai vorrei che il mondo avesse fatto tesoro dell’esperienza di mio marito. Forse si sarebbe potuta contenere o quantomeno affrontare diversamente questa pandemia”. Parla con voce pacata e commossa Giuliana Chiorrini, presidentessa del comitato locale della Croce Rossa di Castelplanio, piccolo centro marchigiano nei pressi di Jesi, vedova del microbiologo Carlo Urbani. Ripensiamo alla vicenda umana e professionale di questo medico.

Carlo Urbani, originario della provincia di Ancona, che dal 1999 ha presieduto la sezione italiana dell’Ong Medici Senza Frontiere (Msf), ritirando nello stesso anno il Nobel per la Pace, è stato il primo a identificare e classificare la Sars (Sindrome Respiratoria Acuta Grave), conosciuta anche come polmonite atipica, rimanendone lui stesso colpito mortalmente. Era un medico di grande esperienza e per anni è stato consulente per le malattie parassitarie dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (Oms).

 

“Mentre eravamo in Vietnam, Carlo è stato chiamato ad Hanoi per il caso di una malattia sospetta e sconosciuta che aveva colpito un uomo d’affari occidentale” racconta la  moglie .Era il 28 febbraio 2003, e sin da subito mio marito aveva capito la gravità della situazione, riscontrando che le infermiere che erano state a contatto con quel paziente erano state contagiate”. A quel punto il dottor Urbani cercò di prendere contatti con le autorità locali, chiedendo di chiudere subito le frontiere per contenere il diffondersi del virus, che intanto era riuscito a isolare. “Non fu facile farsi ascoltare, Carlo si trovava di fronte a uno scenario inedito, ma gradualmente le autorità cominciarono a seguire le sue indicazioni”, aggiunge.

 Il 18 marzo Carlo Urbani fu chiamato a Bangkok, ma durante il volo cominciò a sentirsi male e così avvertì subito i colleghi dell’Organizzazione Mondiale dalla Sanità, invitandoli a prendere le dovute precauzioni, ma anche a prelevare tessuti dai suoi polmoni per analizzarli e usarli per la ricerca. “Fu lui stesso a dare l’indicazione di essere messo in isolamento. Parlavamo con lui al telefono, ma lo sentivo sempre più affannato, stanco, così ho deciso di rimandare i bambini dai nonni in Italia e raggiungerlo. Potevo fargli visita per pochi minuti, solo due volte al giorno. Mi faceva impressione entrare da lui tutta bardata, con la mascherina in gomma e poi doverlo lasciare solo” racconta con composta emozione.

 

Carlo e Giuliana hanno tre figli, Tommaso, Luca e Maddalena, che all’epoca erano ancora molto piccoli. 

“Mio marito non aveva paura di morire, non aveva rimpianti, ma non nascondeva il rammarico di non poter più vedere i bambini. Fino all’ultimo si era confrontato con i colleghi medici, trasmettendo tutta la sua esperienza.

La situazione è precipitata il 26 marzo e i medici lo hanno dovuto intubare. Il 29 Carlo è spirato. Al sacerdote disse che non aveva rimpianti, che dalla vita aveva avuto tutto, ma che lo addolorava dover lasciare i figli”.

 

Da VITA 22.03.2020

 

 

Carlo Urbani nasce a Castelplanio (Ancona) il 9 ottobre del 1956 da Maria Concetta Scaglione e Alberto Urbani. I genitori, credenti praticanti, gli trasmettono una fede profonda e l'impegno nel sociale. Dopo gli studi liceali a Jesi, si laurea in Medicina nel 1981 ad Ancona. Nel 1983 si sposa con Giuliana Chiorrini, dalla quale ha tre figli: Tommaso, Luca, Maddalena. Dal 1986 lavora nel reparto di Malattie infettive dell’Università di Ancona, prima di approdare come Aiuto - dal 1990 al 2000 - all’ospedale di Macerata, sempre nel reparto di Malattie infettive. Durante questi anni tiene corsi di Parassitologia Tropicale in varie Università italiane ed inizia le sue diverse missioni in Mauritania e in altri stati dell’Africa Occidentale, diventando consulente dell’Organizzazione Mondiale della sanità. Così lo ricorda la mamma: “Carlo era umile, schivo, non amava che si parlasse di lui, ma era una voce che si levava per difendere i diritti dei più poveri. Carlo è stato un uomo di pace, di amore per l’umanità, testimone della pace che si trasmette agli altri”. Nel 1998 effettua altre missioni in Vietnam, Cambogia e nelle Filippine.

Nel 1999 viene eletto Presidente Nazionale di "Medici Senza Frontiere" e di conseguenza membro del Comitato Internazionale, ritirando il Premio Nobel per la Pace, assegnato quell’anno a questa istituzione. Nel 2000 viene nominato esperto regionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la regione del Pacifico Occidentale e viene dislocato ad Hanoi, in Vietnam, dove si trasferisce con la famiglia, ma il 29 marzo del 2003 muore a Bangkok, vittima della SARS, dopo essere stato uno dei primi medici al mondo ad individuare il virus di questa malattia e aver avviato misure di contenimento del contagio che in Vietnam si sono rivelate molto efficaci.

 Carlo vive la malattia con la consapevolezza del medico. Quando i colleghi gli dicono che la febbre si era abbassata, lui non si fa illusioni, sa che la malattia non lo avrebbe perdonato. Poco prima di morire vuole incontrare un religioso. In una lettera scritta prima di ammalarsi dichiara: "Il lavoro mi coinvolge, ma sento la vita scorrermi addosso e non so se potrò realizzare tutto, ringrazio Dio per quanto mi ha dato"!

 

 


Autore: Elisabetta Nardi

 

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